La nostra filosofia


MASSIMA DI RIFERIMENTO

La compassione senza la scienza trasforma la medicina in stregoneria;
la scienza senza compassione trasforma la medicina in empietà
(Mons. Antonio Riboldi 1986)


FINALITA’ PERSEGUITA:

TECNOLOGIA ED ARTE (ACCOGLIENZA) NELLA LOTTA CONTRO IL CANCRO


IL SERVIZIO DI RADIOTERAPIA “G. PRODI” DELL’AZIENDA OSPEDALIERA DI REGGIO EMILIA,
OVVERO “UN CASO SINGOLARE” NEL PANORAMA NAZIONALE
( Dr. L. ARMAROLI )

La domanda che si pongono molti uomini di "Scienza e/o di "Cultura", quando sono chiamati, specie nel campo della Medicina, a trattare tematiche che esaltano o il progresso della Tecnologia o il primato della (bio-)Etica, è se queste due realtà, applicate contemporaneamente, confliggano o cooperino armoniosamente.
E', infatti, esperienza comune che là dove domina l'alta Tecnologia è la "Macchina" che domina e condiziona i comportamenti di tutte le Persone (Operatori e Utenti): il Malato perde la sua "centralità". Là, invece, dove l'attenzione viene focalizzata solo sull'Uomo e sulla sua essenza spirituale, la Tecnologia viene vissuta come "fastidio" o come una, mal tollerata, necessità.
Queste considerazioni mi si affollavano nella mente allorché a fine maggio 1992 gli Architetti Enea, Alberto e Giovanni Manfredini illustravano alle Autorità locali e Nazionale le caratteristiche strutturali del nuovo Servizio Dipartimentale di Radioterapia Oncologica "Giorgio Prodi", da loro progettato e che veniva, allora, inaugurato.

Dentro il mio animo si contrapponevano due forti sensazioni :da una parte l'esaltazione di pormi alla guida di una delle strutture Radioterapiche più funzionali e tecnologiche della nostra Regione (e non solo) e dall'altra la paura di allontanarmi, a causa dell'ipertecnologia, dalle indispensabili (in campo medico) radici "umanistiche".

Questi imponenti bunkers coi loro enormi macchinari (acceleratore lineare, cobalto, brachiterapia ecc...), quel labirinto di sale e corridoi "freddi" e asettici, quella marea di computers "di governo" del sistema... non avrebbero rischiato di annullare la delicata essenza del rapporto medico-paziente basata sulla necessità di ritmi lenti per ascoltare, toccare, spiegare "verità" difficili, infondere speranza?
Dalla meditazione di alcuni concetti ascoltati in un convegno di bioetica intitolato "Diritti dell'Uomo e Tecnica" ho trovato la soluzione che andavo cercando: "...solo quando siano stati ben definiti quelli che sono i diritti inalienabili dell'Uomo, è facile collocare il posto della Tecnica, che della Mente dell'Uomo è opera.
In Medicina, ad esempio, Tecnica e Compassione possono, anzi debbono operare in stretta interdipendenza.
Infatti la Compassione senza la Tecnica trasforma la Medicina in stregoneria, mentre la Tecnica senza la Compassione trasforma la Medicina in empietà". Da queste profonde considerazioni ho capito che dovevo fare crescere continuamente, in un legame "indissolubile", Tecnologia e Arte (Compassione – Accoglienza). Ero certo che i nostri Pazienti, molto complessi poiché affetti da tumori, si sarebbero sentiti garantiti sulla qualità delle cure in quanto attuate con Tecnologia sofisticata e, contemporaneamente, rispettati nella loro Dignità in quanto collocati in ambienti ad alta valenza architettonica impreziosita da opere d'arte.
Così è stato. Le pareti dei bunkers affrescate da un gruppo di Naif (per più di 300 mq di superficie), una quarantina di quadri nelle sale di aspetto e nei corridoi, una statua bronzea ed una marmorea, elementi floreali e grandi vasi di piante a ridosso delle luminose vetrate , attese-salotto senza elementi mobiliari in plastica ecc.. E poi la musica diffusa in tutti gli ambienti, un servizio saltuario di piccolo ristoro (te’, caffè, biscotti…)


ecco la preziosita’ dellarte e dell’accoglienza a coronamento dell’alta tecnologia…Nel tempo, tutto ciò è stato fruito da migliaia di Pazienti, dai loro accompagnatori e anche da molte delegazioni Nazionali ed Estere che hanno visitato il nostro Servizio.
Essi hanno manifestato, quasi all'unanimità, la loro ammirazione per una struttura forse ancora "troppo unica" nel panorama dei Sevizi Pubblici, che riesce a dare unitamente alla sicurezza di una Tecnologia sempre aggiornata (software e hardware), l'emozione intellettuale e/o spirituale dell'Arte/Accoglienza.
 
 REFERENCES
1. Homan V., Evaluating art in hospitals: a report based on research in Oxford hospitals. London: British Health Care Arts, 1991.
2. Wiltsher A., Brushing up on the art ofhealing. Hospital Doctor.47.14 th May1992.
3. Nuove architetture ospedaliere a Reggio Emilia, volume edito in occasione del XII0 Congresso Internazionale di Ingegneria Ospedaliera, 1992; 9-31.
4. Manfredini E., Manfredini A., Manfre~m. G., Armaroli L., Ferretti P.P., I nuovi servizi di radioterapia e medicina nucleare dell 'Arcispedale S. Maria Nuova, Progettare per la Sanità, 24:18-28 ed. ETAS Srl, Milano 1994.
5. Belrrman Pryle, Art in Hospitals: why is it there and what is it for the Lancet 1997; 350:584-85.